Un’ ultima decade di luglio infuocata. E non solo dal punto di vista meteorologico con temperature ed incendi legate al prolungato periodo di siccità indicativi di un cambiamento climatico fino a qualche tempo fa in cima alla lista della preoccupazioni, scalzato poi da covid guerra ed inflazione. Ma anche se ignorato rimane ben presente, aggiungendo un ulteriore elemento di pericolo per gli investitori per i prossimi anni.

Fine mese bollente dicevamo. Che comincia la riunione della Banca Centrale Europea  (21 Luglio) che dopo un decennio aumenterà per la prima volta i tassi di interesse. Si è sempre parlato delle titubanze e della inadeguatezza della Lagarde in un ruolo che richiede un feeling anche comunicativo  con il mercato e  non un mero linguaggio politico che la ha portata a continui giravolte. Ma a differenza di Trichet che aumentò i tassi proprio un attimo prima della crisi finanziaria dei subprime nel 2008, in questo caso la presidentessa della Bce rischia di farlo “troppo tardi  e troppo poco” con l’inflazione ormai fuori controllo. E con il rischio ulteriore che un insoddisfacente “scudo antispread” per cui aveva convocato una riunione di emergenza, fatto assolutamente insolito e grave per l’istituto di Francoforte, sia in termine di attuazione che di comunicazione, provochi un ulteriore scossone sul debito europeo, spingendo nuovamente la speculazione a mettere pressione per vedere quali sono le carte in mano alla Bce, anche sulla sostenibilità dell’Euro

L’elefante nella stanza, inutile negarlo, rimane però il Gas russo ed il suo approvvigionamento vitale per l’Europa ma in particolare per la Germania da sempre la locomotiva d’Europa.  Il 21 luglio infatti dovrebbe riaprire il gasdotto NordStream1 chiuso nell’ultima settimana per i classici lavori di manutenzione estiva ma sui cui ovviamente pesa la spada di Damocle di una chiusura permanente come ritorsione alle sanzioni contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. La diffidenza ad un rialzo massiccio dei tassi da parte della Bce è proprio dovuto alle preoccupazioni sul rallentamento dell’economia europea, che tenta faticosamente di ripartire dopo covid, crisi energetica e blocco della catena logistica, nel caso di un blocco del gas russo, cercando ad ogni costo di evitare la “stagflazione” cioè aumento dei prezzi accompagnato da rallentamento economico da sempre lo scenario da incubo per gli economisti

Il 20 luglio, il giorno prima della Bce, sarà il momento per l’Italia di diventare protagonista con le dichiarazioni alla Camera di Mario Draghi, già dimissionario, volte a fare chiarezza sul suo futuro a capo dell’esecutivo. L’arrivo al governo del ex presidente della Bce ha ridato una nuova credibilità all’ Italia sul lato internazionale promuovendo lo stesso Draghi come leader europeo dopo la conclusione dell’era Merkel. E difatti non è un caso che il nostro premier vada ad inizio settimana in Algeria a trattare la fornitura di Gas per tutta l’Europa dopo essere stato un propugnatore del tetto al prezzo del Gas, il famigerato “cap”, osteggiato dai paesi del Nord, in particolare l’Olanda dove ha sede il mercato del Gas europeo. Una dipartita di Draghi ed un incerto ritorno alle urne ad ottobre sarebbero ulteriori segnali di indebolimento della linea europea, anche nei confronti dell’aggressione russa, alimentando anche dubbi sia sulla capacità di attuazione della riforme e del pano PNNR, finanziato dalla UE, sia sulla riduzione del debito pubblico italiano

Il clou lo si raggiungerà a fine mese il 27 luglio con l’attesa riunione della Fed. La lotta all’inflazione rimane il tema chiave con i prezzi che hanno raggiunto livelli che non si vedevano da 40 anni ma che nell’ultima settimana hanno mostrato qualche timido rallentamento nell’inflazione “core” cioè quella depurata da alimentari ed energia, che pur superiore alle aspettative, è risultata inferiore rispetto ai picchi dello scorso marzo. Non vi è dubbio sulla scelta di Powell di attaccare frontalmente l’impennato dei prezzi, peraltro velocissima dopo essere stata sopita per un decennio, anche a costo di un rallentamento dell’ economia. Quello che rimane incerto invece è sia l’entità dell’aumento (si parla adesso addirittura di 1% nel prossimo meeting dopo che solo un paio di mesi fa parlare di 0,75% era una eresia..) ma anche il sentiero dei prossimi aumenti, tutte situazione che potrebbero tranquillizzare od impaurire ulteriormente i mercati conseguenza del cambio di ruolo della Fed, impegnata più o meno volontariamente , a sostenere il rialzo dei listini azionari

Nel mentre prosegue la stagione delle trimestrali dopo i dati contrastati delle principali banche americane della scorsa ottava.  Il rallentamento degli utili sembra inevitabile considerando quando è successo nei primi 6 mesi dell’anno data in particolare  l’impennata dei costi di produzione. E pertanto sarà maggiormente interessante guardare l’impatto sui margini più che sui ricavi e vedere quali sono le prospettive per i prossimi mesi. Tuttavia l’impressione è che questi trimestrali siano una conseguenza di movimenti troppo bruschi e limitati nel tempo per essere correttamente valutati e fornire una “guidance” attendibile per i prossimi mesi, per cui con tutta probabilità il termometro dell’andamento dell’economia a stelle e strisce sarà rimandato alla sessione autunnale.  Nella speranza che alcune materie prime, quelle energetiche in primi, siano rientrata dai loro picchi massimi.

Detto di Draghi e della Bce, con sullo sfondo la Fed e del Gasdotto NordStream1, gli unici dati macroeconomici interessanti vengono dalla Gran Bretagna, sempre in attesa del successore di Boris Johnson, che pubblicherà il dato sulla disoccupazione martedi mentre mercoledi quello sui prezzi al consumo IPC, entrambi andranno ad impattare sulla riunione della BOE tra 3 settimane. In tema di Banche Centrali martedi verrano pubbliche le minute della banca centrale australiana mentre giovedi ci sarà la riunione della bank of Japan.

Le trimestrali invece saranno serrate questa settimana con Bank of America e GoldmanSachs a chiudere la serie della grandi banche. Tra le blue chip anche Johnson&Johnson, Novartis, Philips Morris e America Express tra le altre. Molto interessante il comparto tech con Netflix (martedi), Tesla (mercoledi) e Twitter (venerdi)

Di Filippo Ramigni

Filippo Ramigni è un analista e consulente finanziario con una ultra ventennale esperienza sui mercati conseguita principalmente tra Milano e Londra dove ha conseguito la specializzazione sull’analisi tecnica (CFTe). Rientrato in Italia, dal 2014 collabora con GiottoCellinoSim società di consulenza indipendente dove si occupa di analizzare i vari mercati finanziari al fine di individuare delle tendenze che possono poi essere utilizzate sia per la costruzione di portafogli che per attività di tipo speculativo. Dal 2000 è ospite fisso in qualità di esperto finanziario dei principali canali del settore (Bloomberg Tv Italia, Ilsole24oreTv, MilanoFinanza). Attualmente interviene con ottica settimanale sia sulle televisioni finanziarie tematiche come ClassCncb e LeFonti.Tv che su quelle generaliste come TgCom24 e Skytg24 a commentare i principali eventi finanziari Ha pubblicato anche analisi economiche per alcune riviste finanziarie tra cui Bloomberg investimenti. Le sue analisi sono spesso riportate sui siti finanziari italiani come Investing.com Trend-online.com, Etfworld e Yahoo finance oltre che su “CorriereEconomia” inserto economico del Corriere della Sera Inoltre collabora con il Dipartimento di Economia dell’Università di Padova tenendo dei seminari sulle dinamiche dei mercati finanziari e sulle prospettive economiche, oltre a promuovere l’educazione finanziaria e la gestione dell’investimento con riferimento al rischio e alla parte emotiva dell’operatività

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