Adesso tocca alla Fed. Per completare il giro della Banche centrali e fornire una indicazione sul possibile percorso di rialzo dei tassi di interesse, permettendo qualche barlume di speranza agli investitori che hanno preso più “sberle” negli ultimi 6 mesi che nei 10 anni precedenti per colpa del ribasso congiunto del mercato azionario ed  obbligazionario. E che iniziano ad innervosirsi non essendo abituati a prolungati periodi di debolezza.

“Ci pensa la Fed” è stato il comune denominatore dell’ultimo decennio ed in particolare degli ultimi due anni quando le rotative della principale istituzione monetaria americana erano bollenti da quanto forte era l’attività di stampaggio dollari. Ma il mondo è cambiato, e ben prima del 24 febbraio giorno infausto che segna l’inizio del conflitto in Ucraina, come dimostra anche il massimo assoluto del Nasdaq, il principale beneficiario della liquidità immessa nel sistema, realizzato ad inizi novembre 2021, guarda caso in contemporanea con quello del Bitcoin e delle cryptovalute in generale

Se fino a soli 6 mesi fa la preoccupazione principale delle banche centrali era la crescita e tutto si muoveva al fine di sostenerla, adesso è stata sostituita dall’inflazione, scomparsa dai radar per molto tempo e per questo sottostimata. La crescita dei prezzi peraltro è un effetto, definiamolo collaterale, proprio delle politiche estremamente espansive in campo monetario che ha portato anche al decollo di prezzi delle materie prime dopo un decennio di prezzi calmierati al ribasso. L’inflazione insomma è la tassa che stiamo pesantemente pagando per passare ad uno nuovo equilibrio economico dopo quello scaturito dalla crisi dei mutui subprime e dal fallimento Lehman, quasi 14 anni fa.

Ma a differenza di situazioni precedenti la crescita dei prezzi è derivata da problemi relativi alla domanda e non dall’offerta rendendo ancora più difficoltoso il suo rientro dopo aver toccato i massimi da oltre 40 anni, e dopo essere stata colpevolmente bollata come transitoria. D\i fatto costringendo Jerome Powell ad inseguire

Riuscire a capire l’evoluzione del percorso dell’aumento dei tassi è un po il liet motive della prossima riunione. Che la Fed abbia dichiarato guerra all’inflazione è un fatto assodato, anche a costo di un rallentamento economico, ben testimoniato dall’inversione dei rendimenti tra il bond a 2 anni  e quello a 5. Per cui non è escluso un aumento di 100 punti base anche al fine di dare un segnale al mercato di essere sul pezzo e riguadagnare una credibilità perduta negli ultimi mesi (solo nella riunione dello scorso marzo Powell negava la possibilità di un aumento di 0,75%). Rimane solo da capire quanto in avanti si spingerà mentre c’è gia chi ipotizza ribassi dei tassi nel prossimo anno per favorire la ripresa

Rimangono sul tavolo diversi fattori di preoccupazione. Il primo è sicuramente la velocità dei movimenti in particolare sui tassi che ha lasciato tutti sbalorditi con il rendimento del T-Bond a 10 anni passato da 1,50% di inizio anno fino a 3,50% di giugno ed una cosa simile è accaduta per le altre obbligazioni statali. La seconda è l’impressione che le banche centrali non abbiano il controllo della situazione ma seguono gli eventi omettendo quindi il loro ruolo di guida dei mercati e cui guardando gli investitori, situazione particolarmente valida per la Bce. Una terza fondamentale problematica è invece data dall’allungarsi della guerra in Ucraina che da evento locale o perlomeno circoscritto rischia di avere ripercussioni sia in termini di carestie in Africa che di sostentamento energetico in Europa con conseguenza di tipo politico. Sinistramente fa paura vedere che i tre più fieri oppositori a Putin, Johnson in Inghilterra, Macron in Francia e Draghi in italia, siano stati messi da parte o perlomeno depotenziati quasi ci fosse un disegno comune legato alla fantapolitica  di sostituirli con personaggi più in sintonia con Mosca

Facendo un passo indietro questa volta bisogna dire brava alla Lagarde che non solo non ha combinato pasticci ma ha addirittura sorpreso con un inatteso rialzo di mezzo punto. Anche la comunicazione è stata chiara sia nella sua esposizione e  sia sul famoso “piano anti-frammentazione”.  Certo i prerequisiti per la sua realizzazione appaiono talmente stringenti da ricordare la Troika vista all’opera in Grecia nel 2010  ma almeno la chiarezza manda un messaggio molto diretto ai governi e ai quei paesi prossimi ad un cambio politico come l’Italia.  Dove le dimissioni di Draghi hanno creato qualche turbolenza ma meno di quanto ci si potesse attendere anche perché il governo rimane tuttora in carica, se pur con poteri limitati ma comunque operativo sull’attuazione del PNNR,  e perché le elezioni sono state anticipate solo di qualche mese rispetto alla loro naturale scadenza.

Ovviamente la riunione del FOMC mercoledi rappresenta il clou della settimana ma rilevanti saranno anche il dato sul Pil in america giovedi mentre venerdi sarà il turno dei redditi dei consumatori americani. Giovedi ci sarà invece il CPI dell’area Euro

Ottava questa però dominata in particolare dalla trimestrali di molte aziende in particolare quelle tech a chiusura mercati con Microsoft e Alphabet martedi, Meta mercoledi mentre giovedi sarà il turno di Amazon e Apple. Altri grandi nomi nel listino principale comprendono Mcdonald Coca-Cola, Ford etc. i risultati ma ancora di più la guidance futura saranno importanti per capire la resilienza dell’economia americana a quanto sta accadendo o se è il caso di abbassare le aspettative data la situazione generale, rimandando cosi a settembre il giudizio finale quando le mosse della Fed avranno fatto sentire completamente i loro effetti.

Di Filippo Ramigni

Filippo Ramigni è un analista e consulente finanziario con una ultra ventennale esperienza sui mercati conseguita principalmente tra Milano e Londra dove ha conseguito la specializzazione sull’analisi tecnica (CFTe). Rientrato in Italia, dal 2014 collabora con GiottoCellinoSim società di consulenza indipendente dove si occupa di analizzare i vari mercati finanziari al fine di individuare delle tendenze che possono poi essere utilizzate sia per la costruzione di portafogli che per attività di tipo speculativo. Dal 2000 è ospite fisso in qualità di esperto finanziario dei principali canali del settore (Bloomberg Tv Italia, Ilsole24oreTv, MilanoFinanza). Attualmente interviene con ottica settimanale sia sulle televisioni finanziarie tematiche come ClassCncb e LeFonti.Tv che su quelle generaliste come TgCom24 e Skytg24 a commentare i principali eventi finanziari Ha pubblicato anche analisi economiche per alcune riviste finanziarie tra cui Bloomberg investimenti. Le sue analisi sono spesso riportate sui siti finanziari italiani come Investing.com Trend-online.com, Etfworld e Yahoo finance oltre che su “CorriereEconomia” inserto economico del Corriere della Sera Inoltre collabora con il Dipartimento di Economia dell’Università di Padova tenendo dei seminari sulle dinamiche dei mercati finanziari e sulle prospettive economiche, oltre a promuovere l’educazione finanziaria e la gestione dell’investimento con riferimento al rischio e alla parte emotiva dell’operatività

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