“La verità è che non esistono pasti gratis”, come sosteneva il premio Nobel Milton Friedman in suo libro nel lontano 1975 per indicare uno dei principi fondamentali dell’economia: quello del “Costo – Opportunità”. Per Friedman infatti ciò che può essere gratuito per un individuo nasconde sempre un costo cioè il prezzo pagato dalla società nel rinunciare all’opportunità di destinare le medesime risorse ad usi alternativi.
Ed il fatto che non ci siamo “pasti gratis” ce ne stiamo accorgendo adesso, dopo oltre un decennio di rialzi dei corsi azionari (l’S&P500 passato dai minimi post fallimento di Lehman di 666 a marzo 2009 ai 4817 di gennaio di quest’anno…) guidati dalla politica di tassi bassi e dalla liquidità immessa per salvare il sistema dalla varie banche centrali, Fed in testa, che da essere di natura straordinaria è di fatto diventato un intervento endemico, implementato ulteriormente dall’arrivo della Pandemia.
Ora non cè nulla di male o scarsamente etico a fare soldi, in particolare in un contesto come quello dal 2009 in poi in cui l’unica alternativa di investimento era rappresentata dal mercato azionario supportato dall’occhio benevolo delle istituzioni finanziarie che aveva nei rari momenti di correzione il suo perfetto momento di sublimazione, aiutato anche dallo sviluppo di nuove tecnologie digitali capaci di cambiare il modo di vivere (Apple Amazon e Facebook/Meta tra tutti)
Quando la finanza prende il sopravvento sulla produzione e i conti aziendali sono inficiati anche dalle politiche di buy-back strettamente legate alla larghissima liquidità presente, allora la situazione si fa complicata. Cosi come la creazione di strumenti finanziari complessi come le famose SPAC che puntavano proprio a sfruttare la liquidità per proporre scelte di investimento per la maggior parte dei casi azzardate alla luce delle quotazioni attuali
Se c’è qualcosa che si può rimproverare alla Fed, oltre alla ormai storica “transitorietà” dell’inflazione, è forse non avere capito (o forse volutamente ignorato) che la finanziarizzazione dell’economia si stava spingendo troppo in là creando un divario con l’economia reale che neppure la rivoluzione delle Big Tech poteva giustificare, alimentando di fatto una sorta di bolla legata al guadagno facile che si sarebbe poi tradotta in fenomeni diventati anche sociologici come quello di Gamestop.
Anche perché nel frattempo come diceva Humphrey Bogart in Casablanca (1942), “il mondo è impazzito”, tra crisi energetica, blocco della catena degli approvvigionamenti, guerra, rallentamento cinese, inflazione alle stelle, recessione, costringendo le banche centrali ad inseguire con il rischio di avere una “reazione eccessiva” pur di riprendere il controllo di un fenomeno come l’inflazione scappato di mano, “mentre il tempo passa” (As time goes by) proprio come nella celebre canzone del film.
Mentre il piano della Fed è riportare sotto controllo il rialzo dei prezzi derivante principalmente dalla domanda in presenza di una economia e di un mercato del lavoro ancora forti a qualunque costo, come vedremo nella riunione del FOMC della prossima settimana, la situazione in Europa è ben diversa. Anche nel vecchio continente l’inflazione rimane a doppio cifra alta ma dovuta principalmente a fattori energetici il che obbliga Madame Lagarde ad agire decisamente controvoglia. Il previsto forte aumento dei tassi nella riunione di giovedi (previsto 0,75%) è guidato dalla necessità di adeguarsi all’azione della Fed al fine di evitare che un ulteriore apprezzamento del biglietto verde legato al differenziale tassi, oltre che al suo ruolo di valore rifugio, importi ulteriore inflazione tramite gli acquisti di petrolio. Ma andando cosi ad incidere sulla crescita europea che soffre della crisi della locomotiva tedesca legata mani e piedi negli ultimi decenni sia al Gas russo che alle esportazioni in Cina, altro paese in preda a grandi mutamenti e in grave difficoltà
La settimana successiva sarà nuovamente il turno della Fed ad operare sulla leva monetaria, assieme alla riduzione del bilancio (il cosidetto Quantitative tightening) con la possibilità di portare i tassi al 4,50/75% quando ad inizio anno si trovavano praticamente a zero, con gli investitori attenti a carpire segnali di qualche rallentamento dopo una crescita così imponente e veloce che ha fatto decollare i rendimenti sul mercato obbligazionario, rimasto alla finestra per troppo tempo. Nella speranza che questo pazzo 2022, neppure bisestile, inizi a rasserenarsi anche se l’esperienza insegna che ci vuole tempo per riparare, se possibile, ciò è andato rotto.La riunione della Bce di giovedi ovviamente è l’evento principale ma ci sono anche dati macroeonomici importanti come il Pil americano giovedi assieme alle vendite al dettaglio e ai sussidi di disoccupazione mentre venerdì sarà il turno delle spese personali e dell’indice del sentimento dei consumatori del Michigan. In Europa di rilievo il PMI per capire lo stato di salute dell’economia lunedi assieme al Pil cinese rimandato alla fine del congresso del partito comunista. Importante invece la settimana della trimestrali in cui verranno pubblicate quelle di alcuni Big Tech come Microsoft e Alphabet (martedì) e Apple e Amazon ( giovedì) assieme a Ford, CocaCola, McDonald’s e Visa.